Il paese dove ti stai muovendo esiste davvero, Dudu, o è solo un altro brutto scherzo? Forse quell’altro era finto però esisteva, accidenti se esisteva, dava un senso alle cose e tu lì avevi il tuo posto. Dritto in piedi tra i ribelli allo stalinismo accecati dall’idea della rivoluzione permanente.
E adesso?
Adesso c’è un paese reale che a volte ha negozi di lusso e a volte ha baracche di lamiera. Un paese povero per i più e di rapina per gli altri. Un paese che ha smesso di crescere da almeno 20 anni.
Ci sono altri compagni che vivono il tuo stesso delirio o sei stato rinchiuso in un sogno non tuo? “Ci risveglieremo nei nostri sogni” era la tua frase preferita alla fine delle assemblea della tua lotta. E tu avevi capito che era possibile svegliarsi nel sogno di un altro e, se la fortuna non ti assisteva, nel suo incubo. Ma avevi capito che non ti importava, a patto che i sogni fossero condivisi.
Ora ti svegli ogni mattina prigioniero di quello stesso paese incubo popolato da 140 milioni di sonnambuli. Senza sogni l’idea soccombe e lascia campo alla follia. E non c’è follia senza etica, così come non può esistere follia senza senso dell’umorismo, e puoi essere un pazzo buono o un pazzo cattivo, e persino un pazzo figliodiputtana, così come puoi essere un pazzo incazzoso o un pazzo sorridente. Hai tutti questi esempi davanti a te ogni giorno al lavoro. Tu perseveri con la tua pazzia poco indulgente con te stesso tormentato dalla responsabilità solidale.
Ma la realtà ti sfugge come ti sfugge questo Paese. Ci sono state le elzioni truccate, la crisi alimentare, le epidemie di malattie polmonari, l’aumento drastico della mortalità, ora c’è anche la guerra. Ne eri consapevole, ma per un certo verso erano solo notizie, sensazioni, storie di altri che non toccavano le tue emozioni personali. Cosa ti stava succedendo? Voevi forse condividere il Paese di altri e lo stavi perdendo? E di che Paese parlavi? Del Paese del sogno collettivo, “delle tesi di aprile”, delle giornate di luglio, della presa del palazzo di inverno? Oppure di quello di Cronstad, del potere dell’armata rossa sui soviet, di Stalin?
Oppure di questo odierno paese melassa che mescola Anna Karenina con Paris Hilton o Alyosha Karamazov con Silvio Berlusconi? Questo paese mutante, territorio del saccheggio dei formichieri?
LaRussia, i sui giorni di pioggia senza arcobaleno, i discorsi di Putin sulla modernità che nascondono i pugnali di ossidiana dell’eterno potere, le cineteche di film americani, i supermercati stipati di snack al cioccolato, gli occhi dei russi persi sui cartelloni pubblicitari che non vedono piu lo sguardo dei loro morti. Lo sguardo fisso e maledetto dei morti che ti rinfacciano di averli lasciati soli, ti chiedono di guardarli tu, sopravvissuto...
Esiste questo territorio di tutti e di nessuno? Esisteva, te lo ricordi, ti era famigliare. Lo hai scoperto più di vent’anni fa e non lo hai più lasciato. E adesso qualcosa ti sta strappando, trascinando te e la gente via dalla realtà, per gettarti verso un’altra cosa, per scagliarti nel nulla.
Per fotterti per sempre.







