venerdì, 15 agosto 2008

Il paese dove ti stai muovendo esiste davvero, Dudu, o è solo un altro brutto scherzo? Forse quell’altro era finto però esisteva, accidenti se esisteva, dava un senso alle cose e tu lì avevi il tuo posto. Dritto in piedi tra i ribelli allo stalinismo accecati dall’idea della rivoluzione permanente.

E adesso?

Adesso c’è  un paese reale che a volte ha negozi di lusso e a volte ha baracche di lamiera. Un paese povero per i più e di rapina per gli altri. Un paese che ha smesso di crescere da almeno 20 anni.

Ci sono altri compagni che vivono il tuo stesso delirio o sei stato rinchiuso in un sogno non tuo? “Ci risveglieremo nei nostri sogni” era la tua frase preferita alla fine delle assemblea della tua lotta. E tu avevi capito che era possibile svegliarsi nel sogno di un altro e, se la fortuna non ti assisteva, nel suo incubo.  Ma avevi capito che non ti importava, a patto che i sogni fossero condivisi.

Ora ti svegli ogni mattina prigioniero di quello stesso paese incubo popolato da  140 milioni di sonnambuli. Senza sogni l’idea soccombe e lascia campo  alla follia. E non c’è  follia senza etica, così come non può esistere follia senza senso dell’umorismo, e puoi essere un pazzo buono o un pazzo cattivo, e persino un pazzo figliodiputtana, così come puoi essere un pazzo incazzoso o un pazzo sorridente.  Hai tutti questi esempi davanti  a te ogni giorno al lavoro. Tu perseveri con la tua pazzia poco indulgente con te stesso tormentato dalla responsabilità solidale.

Ma la realtà ti sfugge come ti sfugge questo Paese. Ci sono state le elzioni truccate, la crisi alimentare, le epidemie di malattie polmonari, l’aumento drastico della mortalità, ora c’è  anche la guerra.  Ne eri consapevole,  ma per un certo verso erano solo notizie, sensazioni, storie di altri che non toccavano le tue emozioni personali. Cosa ti stava succedendo? Voevi forse condividere il Paese di altri e lo stavi perdendo? E di che Paese parlavi? Del Paese del sogno collettivo, “delle tesi di aprile”, delle giornate di luglio, della presa del palazzo di inverno?  Oppure di quello di Cronstad, del potere dell’armata rossa sui soviet, di Stalin?

Oppure di questo odierno paese melassa che mescola Anna Karenina con Paris Hilton o Alyosha Karamazov  con Silvio Berlusconi? Questo paese mutante,  territorio del saccheggio dei formichieri?

LaRussia, i sui giorni di pioggia senza arcobaleno, i discorsi di Putin sulla modernità che nascondono i pugnali di ossidiana dell’eterno potere, le cineteche di film americani, i supermercati stipati di snack al cioccolato, gli occhi dei russi persi sui cartelloni pubblicitari che non vedono piu lo sguardo dei loro morti. Lo sguardo fisso e maledetto dei morti che ti rinfacciano di averli lasciati soli, ti chiedono di guardarli tu, sopravvissuto...

Esiste questo territorio di tutti e di nessuno?  Esisteva, te lo ricordi, ti era famigliare. Lo hai scoperto più di vent’anni fa e non lo hai più lasciato. E adesso qualcosa ti sta strappando, trascinando te e la gente via dalla realtà, per gettarti verso un’altra cosa, per scagliarti nel nulla.

Per fotterti per sempre.

postato da: CI3NFU3G05 alle ore 18:13 | Permalink | commenti (5)
categoria:
sabato, 05 luglio 2008

Porco diavolo.

Sono di nuovo in Olanda.

Ancora turni di notte e sabato lavorativo.

Ancora ore e ore spese a fare da balia a questo suppostone di satellite.

Di nuovo il vento, la pioggia e il freddo.

 

E con queste premesse non poteva non mancare lui a rompere, sì lui il mio collo.

Ecco che nuovamente la mia ernia cervicale, o meglio, le mie ernie cervicali, a giudicare dall’ultima risonanza, incominciano a farmi sentire dolori alla spalla e ad addormentare le dita della mano sinistra.

 

Domani sarò bloccato. Lo so. Sarà oltremodo difficile alzarsi dal letto.

Meno male che oramai conosco alla perfezione la strepitosa tecnica delserpente devoto”.

 

Mi sveglierò, percepirò lo stato di dolore che mi costringe all’immobilismo e bestemmierò .

Quindi mi sfregherò gli occhi, punterò il gomito sul materasso corrispondente alla parte del letto dalla quale scenderò e mi rotololerò verso il bordo sempre facendo perno sul gomito.

Tutto il resto è figlio della legge di gravitazione universale (F=GMm/R2).

Appena le gambe raggiungeranno il vuoto cadranno (mgh=mv2 /2) e si porteranno dietro tutto il corpo (dinamica di corpo alquanto rigido). Nella caduta il corpo ruoterà sul perno del gomito (τ = r x F) permettendo il raggiungimento dello stato di equilibrio verticale e facendomi ritrovare in ginocchio con le mani giunte nell’atto di pentimento per la bestemmia appena pronunciata.

 

Effettuata la tecnica  tutto sarà facile. Basterà mettersi in piedi e stare attenti a non coricarsi per tutta la giornata.

 

Sarà una schifosa domenica di riposo lavorativo.

 

 

A bien tot

postato da: CI3NFU3G05 alle ore 18:24 | Permalink | commenti (7)
categoria:
giovedì, 05 giugno 2008

Giugno 1999

“Questo è il corridoio per portare i tori alla raccolta” disse Roelof indicando una strada in mezzo al prato delimitata da tubi di acciaio . “Se mi seguite vi accompagno alla sala di raccolta.”

Lo seguimmo. C'era il veterinario in testa con stivali verdi di gomma, mia moglie e Roelof con aria intellettuale e scarpe di vernice e il sottoscritto un po’ in disparte coi sandali.

Mia moglie prendeva appunti su un taccuino rosa.

Avrebbe poi dovuto tradurre tutte le informazioni e illustrare la raccolta ai nuovi clienti cinesi.

Il corridoio si allargava e finiva all’interno di una grossa stanza.

“Adesso il veterinario ti spiegherà come avviene la raccolta e il congelamento del seme, prendi appunti… è la parte più difficile da tradurre”.

“GRazie Roelof”

Il vetrinario si diresse nel centro della stanza, scavalcò dei tubi di acciaio, scese due gradini e si schiarì la voce.  Solo il suo tronco fuoriusciva dal pavimento, si chinò e scomparve. Ricomparve in pochi secondi con uno strano arnese in mano.

Con l’altra mano indicò l’armatura di ferro che gli faceva da gabbia.

“Questa è l’impalcatura di sostegno.”

La mano si mosse poi in direzione di una pelle di mucca appesa al muro.

“Quella è per il travestimento, viene messa qui sopra”

disse indicando i tubi  intorno a lui

e il device erotico per il toro è completato da questa vagina di silicone”

alzò e inclinò verso di noi lo strano arnese dalle dimensioni e fattezze mostruose.

“Quando il toro sale sulla impalcatura, io, da sotto l’impalcatura, nascosto dalla pelle di mucca, infilo questo arnese e raccolgo il seme”

Mia moglie era interessata e faceva domande di assoluta pertinenza.

“Scusi, ma lei deve anche muoveRe quell’aRnese, oppuRe lo tiene feRmo e sfrutta il movimento del toRo?”

Il veterinario assunse un’aria da uomo esperto

“dipende dai tori e dalle giornate. Sta a me capire il momento e agire al fine di raccogliere il più possible”

Osservavo il veterinario. Ero assolutamente esterrefatto. Aveva studiato per anni e anni e adesso faceva le seghe ai tori. Mi ripromisi che non mi sarei lamentato del mio lavoro per almeno un mese.

“Posso faRle ancoRa una domanda?”

“Prego signorina… signora?”

“signoRa… da pochi giorni…”

Il veterinario si girò verso di me, forse si accorse solo in quell momento della mia presenza.

Io guardai in terra terrorizzato della domanda prossima ventura.

“Senta, ma il toRo non si accoRge del tRucco? OvveRo, si eccita anche si fRonte ad una mucca di tubi di acciaio RicopeRti di pelle?”

Il veterinario si schiarì la voce

“questo è il punto fondamentale. Questi tori sono nati qui e mai hanno visto una mucca. Questo stabilimento è lontano chilometri dalla stalla più vicina. Questo fa sì che i tori non sentano neppure l’odore della mucca.

Nonostante questi accorgimenti non tutti i tori  accettano di avere rapporti con la mucca meccanica.

Specie uno. Si chiama Tyson. Non siamo mai riusciti a farlo montare sopra i tubi. Però è di razza Fassona purissima e il suo seme è di ottima qualità. Per ovviare a questo suo scarso interesse abbiamo qui un bue, scelto per le sue caratteristiche. Ha infatti le zampe posteriori molto forti per superare il peso del toro, ha l’altezza di una mucca ed è molto mansueto.

Si chiama Sorriso. La raccolta del seme con l’uso di Sorriso è però abbastanza complicato. Io mi metto sotto la sua pancia e devo cogliere l’attimo esatto per abbassare il membro del toro e infilarlo nella vagina di lattice. E vi garantisco che non è molto agevole”

I miei occhi si stavano sgranando. Quel lavoro era tutt’altro che poco importante. Il veterinario salvava quotidianamente il culo di una creatura. Ogni giorno Sorriso metteva la sua dignità nelle mani veloci del veterinario. Io manco in 30 anni di carriera sindacale avrei salvato così tanti culi.

Me ne andai pensoso e lasciai il gruppo alle informazioni sul congelamento conservazione e utilizzo del seme.

Uscii dalla sala e seguii il recinto verso le gabbie.

 

Il rumore prodotto dai tori era sempre più frastornante.

Nella prima gabbia ce n’era uno dallo sguardo cattivissimo, anello al naso grosso come una palla da volley, che sbuffava e ondeggiava. Fasci di muscoli scattavano e guizzavano per allontanare le mosche. Ringraziai l’inventore dell’acciaio per le sbarre che mi separavano da lui. Nella parte  bassa della gabbia il curriculum vitae:

 

Nome : Zeus

Anni: 7

Razza: Fassona

Figlio di: King

Raccolte: 2013 al 31/12/1998

 

Andai a curiosare nelle altre gabbie, seguivano Tiger 2, Hurricane, Rambo, Leo, Drago, Rocky e Tyson. Mi soffermai a guardare Tyson. Sembrava il più inferocito di tutti. Era anche il più alto e quello con la testa più grossa. Caricava in mia direzione e sbatteva enormi cornate contro la grata. Mi chinai e guardai sotto. Aveva una matranga grossa come una delle mie gambe. Pensai al gesto atletico di prendere quel coso enorme al momento opportuno e infilarlo dentro la vagina di silicone.

Il veterinario era oramai diventato il mio eroe.

Mi diressi verso la gabbia successiva.

L’abitante della gabbia era l’unico che sembrava non volesse uccidermi. Aveva gli occhi dolci e mansueti ed era visibilmente più piccolo degli altri tori. Mi avvicinai e lo accarezzai sul muso. Mi leccò una mano con la sua lingua rasposa. Mi chinai a leggere il suo curriculum vitae:

 

Nome: Sorriso

Anni: 6

Razza: Fassona

Figlio di:

Raccolte:

 

Gli ultimi campi erano lasciati in bianco.

Mi guardava leggere il cartello con enormi occhi tristi. Il suo ruolo socio esistenziale era esposto a pubblico ludibrio. Guardai oltre. Alla sua sinistra non c’erano altre gabbie, alla sua destra Tyson scalpitava e sbuffava.

“Che bastardi che sono a tenere vicini l’aguzzino e la vittima… che vitaccia povero Sorriso” gli dissi accarezzandolo sul collo.

 

__________________________________________________________

Giugno 2008 - 9 anni dopo 

Lunedì scorso avevo appuntamento con mia moglie davanti all’aula del tribunale civile. Di lì a poco sarebbe diventata la mia ex moglie. Arrivai in anticipo. Nel corridoio già erano presenti il mio avvocato, il suo avvocato e lei.

“Buongiorno Dudu, tutto OK?”

“Certo avvocato… tutto bene, solo che non sono più abituato al traffico di Torino”

“CeRto stai sempre in tRasfeRta chissà quanto guadagni!!!”

Mi girai verso il mio passato inseguendo la direzione della voce

“Ciao Cri, tutto bene?.... ummm buongiorno avvocato”

“Ciao Dudu… alloRa sei toRnato in Italia?”

“Sì sì… comunque emhhhh eccoci qui”

Dietro di me una coppia litigava per affidamento figli e alimenti. Ringraziai la cicogna di non essersi posata sul nostro tetto per quei lunghissimi 4 anni.

Intanto l’avvocato del mio passato ancora doveva ricambiare il mio saluto.

Lo guardai. Era alto grosso, senza capelli, con enormi occhiali neri e con la faccia cattivissima. Prese sotto braccio la sua cliente:

“scusate un attimo” e si allontanò di due metri buoni.

“prego” dissi e diedi loro le spalle attivando il mio super-udito.

Li sentivo bisbigliare di soldi e proprietà, mi girai quel tanto che bastava per sbirciare furtivamente: stavano commentando il mio CUD.

In quel momento ci convocò il giudice. Pensai al mio presente. Alla mia compagna, alla mia bimba e al mio mutuo dalle rate esorbitanti. I muscoli del mio sfintere si contrassero.

Entrammo.

La giudice era donna.

Libreria, Giudice, poi scrivania e davanti nell’ordine, mio avvocato, io, lei, suo avvocato.

“Ci sono novità chiese il giudice?”

Finalmente sentii il timbro della sua voce

“a dire il vero sì. Le presento questo documento”

Allegato al documento c’era il mio CUD.

Silenzio.

Il giudice leggeva.

“AlloRa Dudu che impRessione ti fa? Sai io mi sento un po’ fRastoRnata. Questo è un passo gRande. Cavolo!!! divoRzio, mai ci avRei cReduto solo qualche anno fa. Tu come ti senti?”

“Sai Cri, ti ricordi il tuo primo lavoro? Quello che ti ho trovato io a Carrù, quello dove dovevi fare da interprete ai cinesi che dovevano comprare il seme dei tori di razza fassona?”

“sì, RicoRdo, ma che c’entRa con la mia domanda”

“ecco, mi sento un po’ come Sorriso”

Silenzio.

“Bene, ho letto il documento quali sono le sue richieste?”

“Ecco giudice”

Tyson si avvicinava, lo sentivo

“al momento della separazione la condizione economica dell’ex marito della mia assistita era diversa, quindi la mia richiesta sarebbe quella di…”

Aprì la cartellina ed estrasse un nuovo foglio. Io stringevo le chiappe, ma era oramai vicinissimo.

“Al momento della separazione” interruppe il mio avvocato “anche i valori degli immobili erano differenti. All’epoca ci eravamo accordati che il mio assistito lasciava alla moglie la casa e l’arredamento e si faceva carico dei mesi mancanti del mutuo, ora la casa ha triplicato il suo valore, mentre il salario del mio assistito è aumentato solo del 30% per via delle innumerevoli trasferte di lavoro”

“Sì e quindi?”

interruppe il giudice

“e quindi” continuò il mio Avvocato “nel caso in cui la parte avversa volesse conciliazione economica per incremento di condizioni economiche del mio assistito, noi chiederemmo di adeguare la conciliazione con le nuove stime di valutazione dell’immobile”

Silenzio.

“Perdonateci un attimo”

Tyson bisbigliò qualcosa nell’orecchio della mia ex moglie, che faceva sì con la testa, quindi si voltò verso il giudice

“non abbiamo alcuna ulteriore richiesta”.

Il mio avvocato era riuscito nell’impresa. Glielo aveva abbassato all’ultimo momento e glielo aveva infilato nella vagina di silicone.

Ero salvo.

Firmammo.

Salutai tutti.

Diedi l’assegno al mio avvocato e mi avvicendai verso l’uscita.

Ero entrato angosciato e preoccupato.

Ne usciii con un enorme Sorriso.

postato da: CI3NFU3G05 alle ore 16:21 | Permalink | commenti (8)
categoria:
mercoledì, 09 aprile 2008

Dudu:  Ciao Ale, quanto tempo!!!

Ale: Ciao Dax, ancora in Olanda?

Dudu:  Sì sì, sempre relegati come schiavi in queste terre non del tutto emerse… Tu? Tutto splendido? Famiglia? Lavoro? Politica? Dai... dimmi tutto e in fretta altrimenti arricchiamo la Vodafone…

Ale: … Beh ecco, volevo chiederti se sei riuscito a smettere?

Dudu:  (pausa - sospiro - pausa) No Ale, mi vergogno a dirtelo, ma non ci riesco

Ale: (sbuffa) Mi deludi, Dax, sai che fai male a te e a chi ti sta intorno… Ma poi proprio tu… (pausa) Tuo padre è morto anche per quello

Dudu:  Lo so, lo so ma non ho abbastanza forza di volontà, ogni volta ci ricado. È più forte di me.

Ale: E Laura?

Dudu: Ecco il punto dolente. Laura è ancora peggio di me. Lei è proprio determinata a non smettere. Ci crede anche!

Ale: Ma come fate? Non hai idea della quantità di gente che si arricchisce sul vostro cazzo di vizio… e di tutta la gente nel mondo che muore per la vostra mancanza di forza di volontà!

Dudu: Sì sì, porco demonio, tutto vero… ma sai… la pubblicità subliminare che ci sorbiamo giorno dopo giorno un po’ ci condiziona! E che cazzo, poi è una cosa che fa gruppo, fa dialogo, fa integrazione.

Ale: Proprio per questo ti spingono a non smettere, per averti in pugno!

Dudu: Comunque sono determinato… prima o poi smetto

Ale: Quindi non adesso

Dudu: No, per adesso no, scendo giù apposta.

Ale: Cazzo Dax

Dudu: Dai Ale, non arrabbiarti, non smetto ma nemmeno partecipo del tutto, vado e, o annullo la scheda, oppure voto Ferrando

 Ale: Vabbè, è già un passo in avanti… ci vediamo nel week end?

Dudu: Certo… ciao

Ale: Ciao... mi raccomando... sei ancora in tempo!

postato da: CI3NFU3G05 alle ore 10:57 | Permalink | commenti (12)
categoria:
venerdì, 28 marzo 2008

Mancavano tre fermate.
Il bigliettaio ancora non era passato.
“anche se lo StrappaBiglietti passa adesso a cagarci la minchia e ci ficca la multa abbiamo comunque risparmiato” mi disse McDu.
“Già”
“Che si fa stasera? Vedi la pivellina? ”
“no, al venerdì  sera non la lasciano uscire”
“cazzi tuoi Dudu, così ti impari a bombarti una 16enne”
“bah... Mcdu, l’età alle volte non conta... manco sono stato il primo”
“Davvero? non era vergine? Cristo! Però analizza il lato positivo..." Mcdu incominciò a ridere "non c’e’ modo di sapere se sei stato il secondo o il trentesimo!!!”

Osservavo McDu di fronte a me. Rideva con tutti i muscoli della faccia. Rideva e cambiava espressione. I suoi occhi spenti si rinvigorivano e la sua mole immensa veniva oscurata dall’arcata di denti. Era uno spettacolo.

 Io sorridevo.

“Ok, Dudu, se stasera niente zuppa zuppa con la pivella, dopo l’allenamento, ci vediamo al baretto e poi joint?”
“McDu, dai, per te la marijuana è solamente l'aperitivo! Io ci sono, ma solo per il joint. Sai che sono contrario alla vostra merda”
“Seee seee lo so. Peraltro devo racimolare un po’ di soldi. Magari dico al mi veju che questa settimana ho dato un esame. Ecco segna qui”
Tirò fuori dal giubbotto tre libretti universitari. Uno era totalmente falso. Uno parzialmente vero e uno del tutto vero. Nell’ordine segnavano 4, 2 e 1 esame. Quello parzialmente vero era il primo tentativo di falsificazione, gli altri due le copie richieste in segreteria dopo appropriata denuncia di smarrimento.
"esame?"
"... ummm fai diritto romano"

“Votazione?”
“che minchia ne so, Dudu, scrivi 24”
“nome del professore?”
“Fai uno scarabocchio”
“ummm...”
Presi la biro e scarabocchiai. Gli esami sul libretto diventavano così 5.
“Fatto...!!! Cristo Mc, hai dato più esami di me!”
“Sai che mi piace studiare!”
Restituii il libretto. Ero divertito.
“Perfetto... ma stasera non comprare quella roba, non ho voglia di stare in mezzo a voi a reggervi il limone e il cucchiaino”
“Bella questa..."reggere il limone"... magari puoi anche spremercelo. Spremi limoni.... no meglio ancora" gli brillarono nuovamente gli occhi e cambiò timbro di voce "... d’ora in poi non sarai più Dudu, ma Giro Limoni"
Mcdu alzò tutta la sua stazza e mimò il segno della croce.
"Io ti battezzo Giro Limoni qui alla stazione di xxxx”
“No, Porco demonio, Mcdu...  Giro Limoni nooo. Il mostro di Roma!!!"
"Si si... Giro Limoni. Oramai ti chiami cosi"
"Ok, ok, ma facciamo un patto:
mi chiami così fino a quando io smetto di bazzicare le minorenni e tu smetti con quella merda...”
“Affare fatto” Mcdu mi tese il manone e strinse con forza. Poi ritrasse la mano, la sbattè sulla coscia e fece il segno della P38. Aveva giurato.

Io strinsi la sua e rimisi la mia in tasca.

Giro Limoni.

Questo soprannome mi rimase appiccicato ancora per pochi anni. 
Io smisi con le minorenni.
McDu smise anche perchè quel giorno non c’era Dudu a reggergli il cucchiaino.

postato da: CI3NFU3G05 alle ore 02:00 | Permalink | commenti (17)
categoria:
domenica, 09 marzo 2008
Ecco l’uomo dalla faccia di pesce che canta
Ecco il e i biscotti
 
Ecco niente da fare per tutto il giorno
Ecco un’altra notte insonne
 
Ecco un telefono che suona con un tono sbagliato
Ecco che l’altro sta muto
 
Ecco una mitraliatrice che canta
Ecco la pancetta che brucia sulla griglia
Ecco una voce che dice qualcosa di noioso
 
Ecco la loro bandiera dagli occhi vuoti
Ecco la conchiglia con le calze di nylon
E il cane con tante zampe quante i suoi padroni
 
Ecco una figa con in mano una torcia
Una granata
Un amore mortale
 
Ecco la vittoria che porta un secchio di sangue
E si inciampa in un cespuglio di rovi
 
Ecco i bombardieri che puntano a Est, a Nord, a Sud, a Ovest e ancora a Est.
Si perdono,
Condimento per l’insalata
 
E anche noi ci perdiamo
Sul mulo tra le montagne viola
 
E camminiamo sperduti
Nudi alfine come le rane
 
Avendo dato
E avendo sputato come fosse un nocciolo di oliva.
postato da: CI3NFU3G05 alle ore 23:18 | Permalink | commenti (10)
categoria:
mercoledì, 05 marzo 2008

Ieri la sera era ottima per dormire.

Io nel letto, mentre l'aspirina avrebbe combattuto da sola il mio dolore alla testa.

Fuori il vento e io sotto le coperte. Occhi gonfi e niente sonno. Sigaretta. Nulla. Esercizi di rilassamento. Nulla. Mi corico per terra, 20 flessioni, fiatone. Nulla. Casetto del comodino: niente erba. Nulla. Porco Demonio. Nulla. Respirazione diaframmatica. Nulla."Domani il mio destino sara' la sveglia alle 5. Nulla. Sale il nervoso.  In cucina c'e' la grappa di Sergej. Mi riempio il bicchiere. Bevo a letto. Relax. Sonno.

Ore 2:30.Mi alzo sudato... fitte al petto e un dolore incredibile al braccio sinistro. Porco diavolo... Sto morendo di infarto. E dire che sono giovane per queste cose. Sono in preda al panico. Domani i miei colleghi mi troveranno cadavere e ho la camera che e' uno schifo. Sono nudo! Apro l'armadio e cerco il pigiama. E' ancora nella plastica del negozio. Lo scarto, butto via la carta e lo infilo. OK. Raccolgo le mutande per terra e le metto tra la roba da lavare. OK, Svuoto i posaceneri nel cestino. OK. Devo fare sparire l'erba... no, non ce ne e' piu'. Peccato moriro' sfumato. NOK. Pulisco specchio e lavandino. Ok. Riordino i libri e le riviste sul davanzale. OK. Allineo le scarpe. OK. Mi avvicino al PC per cancellare l'history e qualche directory....

la luce blu del PC mi sveglia. Mi guardo intorno. Tutto e' ordinato. Mi viene da urlare"chi cazzo ha messo a posto la mia camera?". Poi rifletto e raccolgo i cocci. Mi ricordo tutto cio' che e' successo. Il dolore al braccio e' sparito. L'aspirina e la gappa a stomaco vuoto mi creano un dolore pazzesco al petto. Sorrido. E' successo di nuovo. Bentornato sonnambulismo Semi-conscio. Da piu' di quattro anni non mi visitavi... raccontami un po' di te e di come te la passi... Raccontami piano pero' che ora dormo, e' stata una giornata difficile, ho rischiato di morire...

postato da: CI3NFU3G05 alle ore 00:29 | Permalink | commenti (7)
categoria:
giovedì, 28 febbraio 2008

Stasera Joseph ha trovato le parole giuste: "perche' non provi a convertire latua rabbia in qualcosa di creativo? Le cose occorre tirarle fuori... un po' come un brufolo"

Poi la telefonata famigliare pre-nanna. E io nuovamente solo in balia del mio cervello.

 Josef e' un saggio. Nondimeno, nessuno meglio di lui, puo' osservare il mio vecchio e quotidiano rito di autologorazione.  Provo ad ascoltarlo. Almeno per questa volta.

Tra le mille cose iniziate e interrotte sul nascere c'era anche questo Blog. Non so quanto sia attuale e quanto ancora mi somigli. Proviamo. La fatica maggiore non e' scrivere. E' ritrovare la password.

a bien tot,

sperem

DuDu

 

postato da: CI3NFU3G05 alle ore 00:39 | Permalink | commenti (5)
categoria: